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Uno dei 10 leitmotiv (…) di questi miei ultimi 6 mesi pare sia l’attesa.
Un’attesa del cazzo [chiedo scusa per la volgarità].
Tra le tante cose che aspett(av)o ce n’è una che sembra(va) una chimera.
Chi mi conosce sa di cosa parlo.
Chi non mi conosce è invitato ad immaginare un calvario di sei mesi di call center, pratiche aperte e chiuse a buffo senza soluzione con la velocità con cui Lady Gaga cambia vestito, problemi apparentemente irrisolvibili al punto da farmi vincere un award nella categoria Best Bluff per la mia intensissima interpretazione nel blockbuster “Vado a vivere da solo!”.
Oggi mi hanno allacciato il gas.
Osserverò mezza giornata di silenzio e lacrime di gioia.
Chiunque volesse mandarmi un sorriso, un tulipano, una pernacchia o un gadget delle Winx, sappia che ogni pensiero sarà estremamente gradito.
“A change is gonna come, oh yes it will”.
Amen.
Se stai impazzendo, stavolta posso offrirti un caffè.
Forse non ti aiuterà ma ho da battezzare dei fornelli.
Roba forte.
C’è un film di qualche anno fa di cui ho un ricordo strano, non credo mi fosse piaciuto particolarmente.
Si chiama L’ultimo sogno.
Il titolo italiano è una delle solite trovate melense delle nostre distribuzioni.
La trama gira intorno a Kevin Kline, cinquantenne con un matrimonio fallimentare alle spalle, un figlio arrabbiato col mondo con il quale non c’è rapporto e un’ex moglie della quale è ancora innamorato. Il povero Kevin all’inizio del film scopre di avere un cancro che nel giro di qualche mese lo ucciderà.
Non voglio parlare nè di divorzi, nè di rapporti padre-figlio, nè tantomeno di cancro.
E’ il titolo originile del film che mi ronza in testa da un po’.
Life as a house.
Fa riferimento alla scelta del protagonista di costruire una casa da zero. Proprio costruire, non scegliere qualche mobile di Ikea e portarlo in un delizioso appartamento newyorkese. Una costruzione in pieno stile Extreme Make-Over Home Edition.
Lui costruisce per lasciare qualcosa agli altri, regalando così una casa a suo figlio (che durante il film si avvicinerà a lui e lo aiuterà con chiodi e martello) e lasciando tra legno, telai e scale, una parte di sè. Ed è un’esperienza catartica, una redenzione dalla distruzione che lui sente sovrana nella sua vita sentimentale e affettiva: la vita come una casa, per l’appunto.
Domani inizieranno i lavori nell’appartamento dove prima o poi mi trasferirò.
Dopo mesi di tentennamenti, di 2 passi avanti e 4 indietro, le cose cominciano a muoversi davvero.
Domani verrà buttato giù un muro.
Un muro, anzi un tramezzo, che non mi piaceva dall’inizio, da quando più di un anno fa ho visto per la prima volta quell’appartamento.
Domani sarà solo calcinacci e polvere grigiastra.
Nel giro di una settimana quella stanza non sarà più divisa in due parti ma sarà intera, più luminosa. Più bella.
Non solo! Il giallino che adesso impera in tutte le stanze lascerà il posto al bianco.
Niente di sovversivo, ma come dice uno dei miei migliori amici “avevo bisogno di semplificare le cose“.
Per il colore ci sarà sempre tempo.
Non c’è nulla di estremamente metaforico in tutto questo, a parte il sentirsi divisi e avere il desiderio di spaccare qualcosa (o qualcuno), quello sì… :)
(ho ceduto e ho messo uno smiley… sono una brutta persona!)
Scherzi a parte, domani sarà una giornata importante. Un primo tassello che mi avvicina a qualcosa di grande.
La casa, l’idea di questa casa, mi accompagna da tanto tempo, ed è stata il fil rouge (tiè!) di quest’estate, quando traslocarsi sembrava alle porte e invece era ancora un lontano miraggio.
Adesso spero di potermi trasferire entro un mese circa.
Mi ero ripromesso di non fare più previsioni, ma l’incoerenza non mi spaventa nè mi infastidisce.
Ripensarci è una cosa estremamente sana, se solo lo capissimo tutti ci negheremmo molte meno cose.
E butteremmo giù più muri.
Se stai impazzendo, vieni con me da Leroy Merlin a scegliere vernici e teli per coprire i mobili.
La mia espressione di fronte a seghe elettriche, pennelli (ma davvero ne esiste uno che si chiama la Pennellessa?!) e il fai-da-te, penso ti farebbe stare meglio.




