Il sudore sulle tue tempie parla chiaro. Tutte quelle parole, sbagliate e immature, premono sui molari e non puoi continuare a digrignare i denti. Non solo la mandibola, ti fanno male tutti i muscoli del collo, tutte le vene bluincertezza che si nascondevano sotto la poca melanina. Io te lo devo chiedere.
Perché hai smesso di scrivere? Non sapevi più cosa dire? Volevi nuovi topic?
Eccone uno. La voce di tua mamma che ti commuove, che ti spinge la lingua sul palato in quel moto di tenerezza che i bambini conoscono bene.
Se non è uno spunto questo…
Tua madre e quelle telefonate.
“Pronto?”
E così ripensi a quel rettangolo di legno che si è portato via un fratello, padre, zio. Uno scrigno di zinco per 80 kg di ricordi. Ma non è lui a rompere le dighe, è solo la voce di tua mamma, che al telefono non sa mentire, che nell’abbraccio sembra un uccellino trovato in una grondaia, con ossa fragili e piume troppo morbide.
Vuoi un altro topic? Parla di quella manciata di canzoni che non sai finire.
Ma tu, realmente, le vuoi portare a termine? Perché a volte succede che le cose si rimandino per mancanza di volontà e di interesse. Credimi, non è una domanda retorica, a me succede, magari per te è diverso.
Però se vuoi un consiglio, non lasciarle a metà, incompiute. Per quel che ho potuto ascoltare sembravano piacevoli, da accarezzare ancora qualche secondo, e guarda che non c’è bisogno che siano capolavori, nessuno ti chiede la cappella Sistina. Possono essere dolci, piccole, brevi, come un gelato, un pomeriggio, come una doccia fresca.
Non ti basta? Altro topic?
Scrivi del viaggio che farai, dell’emozione che senti adesso che San Francisco è ancora lontana, del caldo del Nevada e dei tuoi capelli biondi sotto cappelli texani di dubbio gusto. Immaginalo quel viaggio, gustalo prima dell’atterraggio, inventalo.
Apri gli occhi, o chiudili, e usa le dita.
Non hai dimenticato la bellezza della descrizione, l’hai solo chiusa a chiave nella stanza in fondo al corridoio.
Apro?


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